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	<title>Il Libero Professionista - Confprofessioni</title>
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	<description>Il Libero Professionista la rivista on line di Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Feb 2012 15:45:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ordini, apparato dello Stato, è necessaria una dieta dimagrante.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gio Vencato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La voce dei professionisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ordini hanno dilatato le loro funzioni in modo contraddittorio con i compiti istituzionali. Sono cresciuti nella pianta organica, i loro dipendenti sono ministeriali, cioè dipendenti pubblici, le loro sedi sono molto prestigiose con affitti altissimi nei punti più appetitosi dei centri storici. Le sovrastrutture di coordinamento, non previste per legge, sono cresciute e costano: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gli ordini hanno dilatato le loro funzioni in modo contraddittorio con i compiti istituzionali.</em></p>
<p>Sono cresciuti nella pianta organica, i loro dipendenti sono ministeriali, cioè dipendenti pubblici, le loro sedi sono molto prestigiose con affitti altissimi nei punti più appetitosi dei centri storici.</p>
<p>Le sovrastrutture di coordinamento, non previste per legge, sono cresciute e costano: federazioni regionali degli ordini provinciali: (20 regioni x 20 albi) = 400 sovrastrutture, finanziate dagli ordini provinciali. Ulteriori sovrastrutture sono i coordinamenti inter-albi, autoconvocati dei presidenti dei consigli degli ordini, che prendono il nome di CUP regionali (dove ci sono) e CUP nazionale (Comitato Unitario delle Professioni) e PAT (coordinamento dei consigli nazionali delle Professioni Tecniche), in autonomia e a volte disaccordo tra loro CUP, sono strutture finanziate dai consigli nazionali che traggono fondi dai consigli provinciali.</p>
<p>Ci sono poi le fondazioni e le associazioni parallele e dipendenti sia dai consigli provinciali che nazionali, costituite per promuovere e gestire attività e sono finanziate dai consigli di cui sono emanazione.</p>
<p>Manifestazioni e convegni di pressione politica prima delle elezioni e manifestazioni di protesta, sono offerte ai professionisti con partecipazione gratuita a chi lo desidera e, in dissenso o consenso, sono finanziati con fondi di tutti gli iscritti.</p>
<p>I soldi per mandare avanti tutta questa Matrix di organismi, sono le tasse di iscrizione che sono distolti dal patrimonio di ogni Albo e mi chiedo se ci sia un rapporto tra il costo di gestione del ‘metabolismo basale’ degli ordini e l’importo delle tasse di iscrizione.</p>
<p>Per maggior informazione ed amore di chiarezza, questo è il link che testimonia quello che pago io: <strong><a href="http://www.ordinearchitetti.vi.it/notizie.php/10/11">QUOTA ISCRIZIONE ALBO 2012</a>.</strong></p>
<p>
Parallelamente a questo carrozzone, il Governo decreta – salvo agguati trasversali neocorporativi alle Camere – una importante riduzione delle funzioni delegate agli ordini:</p>
<ul>
<li>via la commissione specifiche (e i costi e le indennità collegate),</li>
<li>via la commissione deontologia (idem)</li>
</ul>
<p>A fronte delle grossolane misure di liberalizzazione del DL Cresci-Italia, i professionisti meritano delle azioni compensative che non gravino sulla fiscalità generale; la prima misura compensativa possibile e conseguente ai recenti provvedimenti, è la riduzione al 50% delle tasse annue d’iscrizione, per forzare ad una dieta dimagrante degli ordini alla cui vita partecipa una percentuale mediamente tra il 25/30% degli iscritti.</p>
<p>Enti inutili? Non tutt’altro, Enti ‘grassi’ si, di sicuro.</p>
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		<title>Più burocrazia, meno mercato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi adempimenti e costi occulti imbrigliano la competitività degli studi Ci hanno raccontato che le liberalizzazioni dovevano essere la molla che avrebbe scatenato la concorrenza; la leva per aprire il mercato dei servizi professionali; l’elisir che avrebbe rimesso in circolo l’economia del Paese. Avevano persino riconosciuto il contributo di molte attività professionali alla diffusione dell’innovazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1102" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a href="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/10/05/contratto-studi-una-scossa-per-leconomia-del-paese/presidente_gaetano_stella/" rel="attachment wp-att-1102"><img class="size-full wp-image-1102" title="Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni" src="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/wp-content/uploads/2011/10/presidente_gaetano_stella.jpg" alt="" width="191" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni</p></div>
<p>Nuovi adempimenti e costi occulti imbrigliano la competitività degli studi</p>
<p>Ci hanno raccontato che le liberalizzazioni dovevano essere la molla che avrebbe scatenato la concorrenza; la leva per aprire il mercato dei servizi professionali; l’elisir che avrebbe rimesso in circolo l’economia del Paese. Avevano persino riconosciuto il contributo di molte attività professionali alla diffusione dell’innovazione scientifica e tecnologica nell’interesse della competitività del Paese. Avevano promesso di non disconoscere le peculiarità che connotano le attività intellettuali, che mai sarebbero state assimilate alle attività commerciali.<br />È tutto scritto nero su bianco nel dossier che ai primi di gennaio l’Antitrust ha consegnato al governo per rimuovere gli ostacoli della concorrenza nelle professioni e per favorire la competitività del sistema Paese. Tra le priorità veniva ribadita la necessità di abolire qualsiasi forma di tariffario, ma aveva anche sollecitato una profonda riforma nella composizione degli organi disciplinari degli Ordini, e nuove regole su formazione e pubblicità dei professionisti. Si trattava di principi concorrenziali che potevano essere applicati, anche nel settore delle professioni, in modo compatibile con le esigenze di protezione sociale e di tutela dei rilevanti interessi pubblici ad esso sottesi. Insomma, una maggiore ispirazione del quadro regolamentare ai principi della competitività poteva solo arrecare benefici stimoli ai professionisti e, di riflesso, all’intera collettività.<br />A parte l’abolizione delle tariffe, di tutto questo non c’è traccia nel decreto legge sulla concorrenza, le liberalizzazioni e le infrastrutture, varato venerdì 20 gennaio dal consiglio dei ministri. Forse c’è stato un corto circuito tra l’autorità garante e il Governo, o forse l’esecutivo non ha avuto l’ardire di affondare il colpo, eliminando una volta per tutte quelle rendite ingiustificate che imbrigliano, tra costi imposti e burocrazia, l’attività dei liberi professionisti. Le “lenzuolate” di Monti si fermano sul pelo dell’acqua, limitandosi ad alleggerire gli oneri a carico dei clienti, siano esse imprese o cittadini. Ma non affrontano il nocciolo del problema: rendere davvero competitivi i liberi professionisti all’interno delle moderne dinamiche del mercato.<br />Siamo fermamente convinti che il settore delle attività intellettuali debba essere profondamente rinnovato e confermiamo la nostra fiducia sull’azione del governo, ma il risultato che emerge dal primo intervento “liberalizzatore” è ampiamente sotto le attese. Partendo dalla manovra di Ferragosto, il presidente Monti aveva la possibilità di intervenire direttamente sul mercato delle libere professioni, ridefinendo alcune funzioni attribuite agli ordini che complicano la vita agli iscritti agli albi. Si attendeva, per esempio, una maggior apertura sul fronte della formazione, consentendo quindi ai professionisti di scegliere i percorsi formativi più idonei alla loro preparazione professionale; l’abolizione delle tariffe dovrebbe prevedere procedure certe per l’esigibilità delle parcelle; un altro intervento atteso dai professionisti riguardava la sottoscrizione delle assicurazioni professionali: l’attribuzione agli ordini di stipulare convenzioni con le compagnie assicurative, oltre a limitare la scelta dei professionisti, appare incompatibile con la loro funzione pubblica; insieme con il tirocinio nelle università si poteva intervenire sull’equo compenso ai praticanti, insistendo nel solco dell’apprendistato di alta formazione e ricerca (come per altro, disciplinato nel nuovo Ccnl degli studi professionali) per assicurare ai giovani un inquadramento contrattuale e maggiori tutele di welfare. È mancato, insomma, quello che tutti gli iscritti a un albo professionale si aspettavano: creare la condizione per un alleggerimento dei costi, così come una semplificazione delle procedure collegate alle prestazioni professionali, soprattutto verso la pubblica amministrazione: fisco, uffici del lavoro, enti locali... Intervenendo su questi semplici punti, il presidente Monti avrebbe potuto dare un segnale forte ai cittadini e ai professionisti di reale apertura del mercato dei servizi professionali. <br />Non è andata così. Le liberalizzazioni hanno lasciato immutato il sistema che governa le libere professioni. Per salvaguardare le prerogative di pochi, sono stati sacrificati i milioni di iscritti agli albi professionali, che ora si trovano di fronte a nuovi adempimenti burocratici e costi occulti utili solo a perpetuare lo status quo. Pensiamo, per esempio, ai vincoli imposti dal nuovo compenso che prevede di formulare ex ante gli oneri legati alla prestazione professionale e di comunicare al cliente gli estremi della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale, senza contare l’illecito disciplinare che scatta se non si adempie all’obbligo normativo. Nessuna categoria, nessuna, nel panorama delle attività produttive e commerciali, è sottoposta a una simile procedura. Il ritratto del professionista che emerge dalla lettura del decreto legge è al di fuori di qualsiasi realtà. La manciata di commi, infilati sotto l’art. 9 del decreto legge, rendono l’immagine di un soggetto professionalmente ed economicamente poco affidabile, minando alla radice il rapporto fiduciario che esiste tra professionista e cliente. Quello che non emerge dalla novella normativa è che le tariffe sono state ampiamente superate dalla crisi, in compenso sono schizzati alle stelle i premi delle polizze assicurative per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un passaporto europeo per muoversi nel Mercato Unico</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Una tessera professionale europea per accelerare “le procedure di riconoscimento per i professionisti che desiderano cambiare Paese”. Michel Barnier, commissario Ue al mercato interno, ha presentato in Commissione la sua proposta legislativa di revisione della Direttiva qualifiche (2005/36/CE), che mira a favorire la libertà di movimento dei professionisti nel mercato unico europeo e a sfruttare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una tessera professionale europea per accelerare “le procedure di riconoscimento per i professionisti che desiderano cambiare Paese”. Michel Barnier, commissario Ue al mercato interno, ha presentato in Commissione la sua proposta legislativa di revisione della Direttiva qualifiche (2005/36/CE), che mira a favorire la libertà di movimento dei professionisti nel mercato unico europeo e a sfruttare il potenziale di crescita derivante dalla mobilità dei lavoratori/professionisti. Obiettivo principale della proposta, che dovrebbe essere votata dal Parlamento e Consiglio entro la fine del 2012 e quindi entrare in vigore nel 2014, è la semplificazione delle regole per la mobilità dei professionisti introducendo appunto una carta professionale europea sotto forma di certificato elettronico che, secondo il Commissario Barnier, è la giusta via da perseguire. <br />La proposta sostanzialmente riafferma la filosofia alla base della direttiva del 2005, del mutuo riconoscimento e della fiducia reciproca; tuttavia introduce alcuni nuovi elementi come la carta professionale e nuovi metodi per ottimizzare strumenti già esistenti quali l'Imi (Internal Market Information System, un sistema telematico multilingue) e gli sportelli unici. Vediamoli nel dettaglio. L'introduzione di una tessera professionale europea, un certificato elettronico non obbligatorio, servirà a migliorare l’accesso alle informazioni attraverso la predisposizione di un unico interlocutore rappresentato dagli sportelli unici, istituiti nel quadro della direttiva servizi e la possibilità di completare le procedure online. Prevede l’aggiornamento dei requisiti minimi di formazione per medici (educazione di base di 5.500 ore per un minimo di 5 anni – con alcune eccezioni per coloro che intendono seguire una seconda formazione), dentisti, farmacisti, infermieri e ostetriche (aggiornare il livello di ingresso e portarlo a 12 anni), veterinari e architetti (formazione di almeno 6 anni, di cui almeno 4 all'università e 2 di formazione oppure 5 università e pratica di un anno). Viene inoltre prevista l’introduzione di un sistema di allerta per gli operatori sanitari che godono del riconoscimento automatico (saranno le autorità competenti degli Stati a dover segnalare alle autorità preposte di tutti gli altri Stati membri i nominativi dei professionisti che lavorano in ambito sanitario cui è stato proibito esercitare la propria professione da un'autorità pubblica o tribunale attraverso il sistema IMI). Novità anche sul fronte della formazione, le piattaforme comuni verranno sostituite da un nuovo sistema di formazione comune (basato su knowledge, skills, competences) e di verifiche professionali, per estendere il meccanismo di riconoscimento automatico a nuove professioni (almeno 9 Stati membri dovranno parteciparvi). La proposta di revisione introduce poi la valutazione reciproca delle professioni regolamentate: in questo caso gli Stati membri dovranno fornire un elenco delle professioni regolamentate e giustificare la necessità di una regolamentazione, dopodiché verrà effettuata una valutazione reciproca coordinata dalla Commissione europea. La direttiva, oltre a introdurre il principio di accesso parziale, dovrebbe poi estendersi anche a coloro che non sono ancora pienamente qualificati per poter svolgere un periodo di tirocinio in un altro Stato membro. Per i notai viene stabilito che gli Stati membri possano imporre un test attitudinale o un periodo di pratica presso un notaio straniero; in caso di prestazioni temporenee non sarà possibile però svolgere attività di autentificazione. Per quanto riguarda invece il controllo delle competenze linguistiche, uno dei nodi più critici sollevati da diversi Paesi, la Commissione ha deciso di rimandare la questione solamente dopo che i singoli Stati si saranno pronunciato sul processo di riconoscimento.<br />LA SCHEDA<br />Che cos’è la carta professionale:<br />• è un certificato elettronico che sarà scambiato tra le autorità competenti attraverso il sistema Imi (Internal Market Information System, un sistema telematico multilingue);<br />• avrà natura facoltativa, seguirà quindi la volontà del professionista;<br />• prescinderà dal tipo di prestazione (temporanea o meno);<br />• spetterà all’autorità competente dello Stato di origine informare l’autorità competente dello Stato ospitante circa le qualifiche del professionista;<br />• permetterà di procedere al riconoscimento automatico in 6 settimane invece che 12 ed in 10 settimane invece che 12 per l’altro meccanismo di riconoscimento;<br />• porterà ad una riduzione dei costi del processo di riconoscimento (ad es. non ci sarà bisogno di tradurre i documenti/certificati);<br />• saranno i professionisti interessati alla carta a dover esprimere il loro interesse a livello europeo, ad esempio attraverso l’organizzazione professionale europea. La Commissione ha diritto di iniziativa e consulterà i professionisti a livello europeo (infermieri e guide di montagna hanno già espresso la volontà di dotarsi di tale carta).</p>
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		<item>
		<title>Casse, le preoccupazioni dei professionisti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Previdenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La Covip non è strutturata per gestire gli investimenti e per controllare il patrimonio delle casse; le società tra professionisti con soci di capitale rischiano di sottrarre imponibile contributivo; l’equilibrio finanziario a lungo termine deve prevedere anche i proventi netti immobiliari e finanziari e il valore del patrimonio. Decisa la posizione della commissione tecnica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Covip non è strutturata per gestire gli investimenti e per controllare il patrimonio delle casse; le società tra professionisti con soci di capitale rischiano di sottrarre imponibile contributivo; l’equilibrio finanziario a lungo termine deve prevedere anche i proventi netti immobiliari e finanziari e il valore del patrimonio. Decisa la posizione della commissione tecnica di Confprofessioni nell'esame delle recenti manovre del governo sul fronte della previdenza dei liberi professionisti.<br />I rilievi tecnici e politici della Confederazione che riunisce le associazioni delle libere professioni partono dalla manovra di luglio, che ha trasferito il controllo sugli investimenti e sulla composizione del patrimonio delle casse alla Covip, toccano l’apertura ai soci di capitale nelle società tra professionisti e arrivano fino al decreto salva-Italia, che fissa al 30 giugno 2012 il termine entro il quale gli enti dovranno adottare misure per assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa delle prestazioni pensionistiche degli iscritti. “I provvedimenti legislativi degli ultimi sei mesi destano preoccupazioni per le pensioni di oggi e di domani dei professionisti e anche per l’autonomia delle loro casse” ha affermato Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni.<br />Nel corso del vertice confederale che si è svolto il 29 dicembre scorso a Roma, coordinato da Mauro Scarpellini e che ha visto la partecipazione dei delegati sindacali dei medici di famiglia, odontoiatri, veterinari, psicologi, architetti e ingegneri, commercialisti, ragionieri, periti industriali e avvocati, sono state messe a punto le iniziative che la Confederazione intraprenderà per difendere le pensioni dei professionisti e, in particolare dei giovani.<br />“Il cambio del metodo di calcolo delle prestazioni non deve essere ricondotto a una sanzione, ma si tratta di uno dei passaggi per assicurare nel lungo periodo le pensioni” ha spiegato Stella. “Chiederemo un incontro urgente al ministro del lavoro Elsa Fornero per l’apertura di un tavolo di lavoro al quale illustreremo le proposte della nostra commissione tecnica, che mirano ad aiutare le casse a conseguire l’equilibrio finanziario nel lungo periodo, intervenendo per esempio sull’Iva sugli acquisti degli immobili, sull’eliminazione della doppia tassazione che colpisce le casse e su altri aspetti tecnici. Confprofessioni indicherà due linee di azione al governo: una per provvedimenti di carattere generale e l’altra per iniziative relative a ogni singola cassa. "Non intendiamo sovrapporci agli enti di previdenza” ha concluso Stella “La confederazione, che è un soggetto negoziale, si occupa degli aspetti politici dell’assetto previdenziale, per la tutela dei professionisti mentre gli enti si occupano della gestione e sono soggetti al controllo del governo e del parlamento”.</p>
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		<title>Liberalizzazioni sì, nuovi monopoli no</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliaOggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le liberalizzazioni sono diventate una parola magica: sembrano possano avere poteri taumaturgici contro ogni male del Paese. Ma ogni medicina ha effetti collaterali, che potrebbero persino risultare tossici al nostro tessuto economico. Dalla prima ondata del 2006, con le famose “lenzuolate” di Bersani, sono passati solo sei anni, che sembrano però secoli. Il contesto economico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1102" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a href="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/10/05/contratto-studi-una-scossa-per-leconomia-del-paese/presidente_gaetano_stella/" rel="attachment wp-att-1102"><img class="size-full wp-image-1102" title="Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni" src="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/wp-content/uploads/2011/10/presidente_gaetano_stella.jpg" alt="" width="191" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni</p></div>
<p><em>Le liberalizzazioni sono diventate una parola magica: sembrano possano avere poteri taumaturgici contro ogni male del Paese. Ma ogni medicina ha effetti collaterali, che potrebbero persino risultare tossici al nostro tessuto economico.</em></p>
<p>Dalla prima ondata del 2006, con le famose “lenzuolate” di Bersani, sono passati solo sei anni, che sembrano però secoli. Il contesto economico, politico e sociale è cambiato radicalmente, come pure l’atteggiamento dei liberi professionisti rispetto alle mutate condizioni del mercato. Si ha quasi la sensazione di essere tornati ai tempi di Luchino Visconti: “Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti gattopardi, leoni, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”, recitava Burt Lancaster nel Gattopardo, capolavoro della cinematografia italiana del 1963, ma più che mai attuale. Il lento sgretolamento del ceto medio ha modificato profondamente la mappa dei privilegi e dei poteri, introducendo nuovi soggetti forti che condizionano le scelte economiche e politiche del Paese e che mirano a estendere il loro predominio in ogni settore economico. Le attività intellettuali non fanno eccezione, anzi sono un ambito territorio di caccia.</p>
<p>È il principale rischio sottostante alla nuova ondata liberalizzatrice del governo che, partita con la legge 148/2011 (l’ormai celebre decreto di Ferragosto), ha trovato massima energia con l’esecutivo di Monti. Il 20 gennaio prossimo verranno infatti presentate le nuove misure del governo che toccano da vicino notai e farmacisti, ma l’obiettivo è assai più ambizioso. Certo, non si può filosofeggiare sull’emergenza economica che sta paralizzando il Paese e, finora, il governo Monti sembra dare prova di riuscire a gestire con ordine la crisi. Il perno su cui ruota l’intera azione di Palazzo Chigi per il rientro del debito pubblico fa leva su una crescita del Pil di 3 punti all’anno, che dovrebbe realizzarsi anche attraverso un articolato piano di liberalizzazioni. Si tratta di un progetto ampio e complesso che coinvolge interi settori economici e produttivi del Paese e, come auspicato dall’Autorità garante per la concorrenza, solo attraverso un organico e incisivo intervento sui servizi pubblici locali, sulle poste, sui trasporti, sulle banche, sul mercato dell’energia, fino alla semplificazione dell’attività amministrativa si potranno creare le condizioni per rimuovere gli ostacoli che frenano l’apertura dei mercati e per favorire la competitività del sistema Paese.</p>
<p>In questo ambito, rientrano anche i servizi professionali che, secondo i calcoli del governo, dovrebbero determinare un incremento di un punto e mezzo di Pil, pari a circa 18 miliardi di euro. Rispetto alla portata complessiva del processo di liberalizzazioni, gli interventi sulle libere professioni sono solo una piccola parte, ma significativa. Non tanto per la loro portata economica, quanto piuttosto per il nuovo assetto che si sta disegnando intorno a un settore economico che oggi vale intorno al 12,5% della ricchezza nazionale. Si annidano tutte qui le preoccupazioni dei professionisti, che con grande senso di responsabilità sono pronti ad affrontare i cambiamenti in atto, ma a precise condizioni. L’apertura alla concorrenza dei servizi professionali non può essere barattata con la creazione di nuove concentrazioni, moderni monopoli che minacciano di fagocitare una realtà economica costellata da una miriade di studi di piccole e piccolissime dimensioni.</p>
<p>La deregolamentazione dei servizi in atto mira a trasferire sul libero mercato competenze professionali che fino a oggi rientravano nella sfera tipica delle attività intellettuali: pensiamo per esempio alle nuove norme sui collegi sindacali o alle modifiche che stanno investendo i notai. In gioco non c’è il destino degli ordini o delle tariffe professionali, ormai ampiamente superate dopo il decreto Bersani. Si tratta di definire con chiarezza il ruolo e le competenze dei liberi professionisti all’interno delle moderne dinamiche del mercato. Da questo punto di vista, Confprofessioni è pronta a portare sul tavolo del presidente del Consiglio Mario Monti e del sottosegretario Antonio Catricalà un pacchetto di misure che possano rilanciare l’attività degli studi professionali e individuare con il governo nuovi ambiti di intervento per sburocratizzare il sistema ordinistico.</p>
<p><em>(Pubblicato su ItaliaOggi dell’11 gennaio 2012)</em></p>
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		<title>Dalle liberalizzazioni al contratto le sfide del 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliaOggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte a un anno che si annuncia carico di incognite e di attese, i professionisti sono chiamati a serrare le fila per fare sistema, perché solo attraverso la presa di coscienza collettiva dei profondi cambiamenti in atto nel Paese, accelerati dalla crisi economica, si potranno governare le spinte evolutive che stanno modificando il Dna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1102" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a href="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/10/05/contratto-studi-una-scossa-per-leconomia-del-paese/presidente_gaetano_stella/" rel="attachment wp-att-1102"><img class="size-full wp-image-1102" title="Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni" src="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/wp-content/uploads/2011/10/presidente_gaetano_stella.jpg" alt="" width="191" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni</p></div>
<p><em>Di fronte a un anno che si annuncia carico di incognite e di attese, i professionisti sono chiamati a serrare le fila per fare sistema, perché solo attraverso la presa di coscienza collettiva dei profondi cambiamenti in atto nel Paese, accelerati dalla crisi economica, si potranno governare le spinte evolutive che stanno modificando il Dna delle libere professioni in Italia, come in Europa.</em></p>
<p>È ancora presto per capire quali effetti avranno le varie manovre, che a partire dal luglio scorso hanno imposto una cura da cavallo ai cittadini, sulla stabilità dei conti pubblici. Tuttavia, la strada è segnata. L’avvento del governo Monti ha impresso un netto cambio di marcia alla politica, individuando nelle liberalizzazioni uno stimolo per la crescita economica del Paese. Su questo fronte, le misure un primo tempo annunciate nel cosiddetto decreto Salva-Italia, verosimilmente, verranno riproposte nel corso del nuovo anno, forse già a gennaio nell’atteso decreto sulla concorrenza. In cima alla lista del sottosegretario, Antonio Catricalà, ci sono i trasporti, le ferrovie, le autostrade, il settore del gas, la distribuzione di carburante e i servizi pubblici locali; ma il clou dovrebbe culminare con il varo della riforma delle professioni in calendario il prossimo 13 agosto.</p>
<p>Secondo i calcoli del governo la liberalizzazione dei servizi professionali dovrebbe determinare un incremento dell’1,5% del Pil, pari a circa 18 miliardi di euro, in pochi anni e aumentare la redditività dei servizi aperti alla concorrenza. Probabilmente, le stime governative peccano di eccessivo ottimismo e non tengono in considerazione il quadro congiunturale in cui operano oggi i liberi professionisti. Se l’obiettivo delle liberalizzazioni è quello di guadagnare un punto e mezzo di Pil non si può immaginare, in termini economici, di “svuotare” un comparto, quello delle professioni, che vale il 12.5% della ricchezza nazionale.</p>
<p>Tuttavia, il problema è assai più complesso. Non si tratta, infatti, di salvare gli ordini professionali da presunti tentativi di abolizioni, né tantomeno di ostracizzare la liberalizzazione tout court, ma di capire il modello professionale che scaturirà dalla riforma prossima ventura. Da questo punto di vista l’introduzione di soci di capitale puro nella governance delle società tra professionisti non rappresenta certo un buon viatico, perché sottopone l’esercizio dell’attività intellettuale a logiche mercantili, che aprono inquietanti scenari. Recentemente, l’Ocse ha osservato che dietro la liberalizzazione dei servizi professionali esistono rischi di concentrazioni a svantaggio delle realtà più piccole, con un livellamento verso il basso della qualità e dell’offerta. È un’ipotesi reale e inaccettabile che mette a rischio di estinzione non gli ordini professionali, ma un settore economico autonomo caratterizzato da una miriade di studi di piccole dimensioni (in media, ogni studio occupa 2,5 addetti).</p>
<p>Una distorta applicazione della deregolamentazione degli ordini e, a cascata, delle attività professionali potrebbe determinare, infatti, il travaso degli studi professionali verso comparti dell’industria, del terziario e del commercio che, attraverso precise modifiche statutarie, sono già pronti a fagocitare i professionisti, mandando all’aria l’intero sistema su cui si basano oggi gli studi professionali. È una delle incognite più insidiose che si affacciano sul 2012 e solo il pieno recupero dell’identità del libero professionista può scongiurarla. Ma i professionisti, purtroppo, sono abituati a ragionare per categorie, arroccati sulle prerogative tipiche della loro singola attività. Difficilmente, si tende verso una visione di insieme delle problematiche comuni all’universo del lavoro intellettuale: dai medici agli ingegneri, dai periti industriali agli avvocati, dai commercialisti ai veterinari, dai geologi ai notai, dai formatori agli archeologi. Spesso, si ignora addirittura l’unico link che tiene insieme l’area vasta delle professioni, ovvero il Ccnl degli studi professionali.</p>
<p>Se nel 2011 il sistema delle professioni è riuscito a reggere l’urto della crisi e a sventare i maldestri tentativi di azzerare gli ordini e gli esami di Stato, il 2012 impone una fase due, quella della ripresa economica e della dignità professionale. Da questa angolazione, il nuovo contratto, siglato lo scorso 29 novembre tra Confprofessioni e le organizzazioni sindacali, è una sfida lanciata ai professionisti; un invito a recuperare la propria identità; un monito a ricompattare il sistema professionale. Il nuovo Ccnl rappresenta, infatti, la strada più evoluta per governare i processi di cambiamento in atto nel mercato del lavoro e dell’organizzazione degli studi professionali. Ma è anche il risultato di un lungo lavoro, compiuto da veri professionisti che conoscono i problemi dei professionisti, tarato sulle esigenze degli studi, intesi come vere e proprie organizzazioni economiche che stanno sul mercato, e non su quelle di una fabbrica metalmeccanica o di un supermercato. Un contratto innovativo e competitivo, che si apre agli strumenti della flessibilità, ai nuovi profili, ai nuovi modelli societari per ricomprendere l’intero sistema delle professioni intellettuali. Il nuovo anno dei professionisti parte da qui.</p>
<p><em>pubblicato su ItaliaOggi del 29 dicembre 2011</em></p>
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		<title>Ccnl, la risposta dei professionisti alla crisi</title>
		<link>http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/12/13/ccnl-la-risposta-dei-professionisti-alla-crisi/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo Contratto collettivo degli studi è la risposta dei professionisti alle difficoltà economiche e sociali del Paese. È la sintesi di un lungo percorso che incrocia la crisi del mercato del lavoro con l’evoluzione delle relazioni sindacali. In questi ultimi tre anni, abbiamo letto in filigrana le difficoltà, anche le più impercettibili, che frenano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1102" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a href="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/10/05/contratto-studi-una-scossa-per-leconomia-del-paese/presidente_gaetano_stella/" rel="attachment wp-att-1102"><img class="size-full wp-image-1102" title="Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni" src="http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/wp-content/uploads/2011/10/presidente_gaetano_stella.jpg" alt="" width="191" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni</p></div>
<p><em>Il nuovo Contratto collettivo degli studi è la risposta dei professionisti alle difficoltà economiche e sociali del Paese.</em></p>
<p>È la sintesi di un lungo percorso che incrocia la crisi del mercato del lavoro con l’evoluzione delle relazioni sindacali. In questi ultimi tre anni, abbiamo letto in filigrana le difficoltà, anche le più impercettibili, che frenano lo sviluppo delle libere professioni; abbiamo interpretato le spinte innovative del mercato e abbiamo colto gli strumenti normativi, che potevano dare spinta e profondità a un settore  economico sempre più centrale per la crescita del Paese.</p>
<p>Numerose e pregnanti le innovazioni contenute nel nuovo impianto contrattuale, siglato il 29 novembre da Confprofessioni e le organizzazioni sindacali Filcams-Cigl, Fisascat- Cisl e Uiltucs-Uil. Al di là dei nuovi livelli retributivi sostanzialmente contenuti a partire dal 1° ottobre 2010 e con validità retroattiva, che prevedono un aumento medio della retribuzione pari a 87,50 euro lordi (riferito al 3° livello), il Ccnl degli studi si caratterizza per la sua portata innovativa di molti istituti contrattuali, recepiti da Confprofessioni per consentire al comparto degli studi di competere e crescere nel mercato dei servizi professionali. Ecco le principali novità.</p>
<p>Con la firma del nuovo contratto abbiamo raggiunto un traguardo importantissimo, che proietta gli studi professionali nel futuro del mercato del lavoro. Per la prima volta in Italia, infatti, vengono disciplinate in un contratto le norme sul nuovo apprendistato che, siamo certi, potranno essere una grande opportunità per l’inserimento dei giovani nel settore professionale, tanto più ora che sono state introdotte nell’ultimo decreto di stabilità le esenzioni contributive triennali a favore dei datori di lavoro che assumono apprendisti.</p>
<p>L’attenzione ai giovani da parte di Confprofessioni, viene ribadita anche dalla possibilità di assumere praticanti con il contratto di apprendistato per garantire loro un trattamento economico equo e decoroso, insieme alle tutele di welfare contrattuale (assistenza sanitaria integrativa, salute e sicurezza, formazione…). Abbiamo previsto anche tavoli di lavoro per monitorare il fenomeno dei tirocini e delle prestazioni in mono-committenza. Il nuovo contratto si rivolge a tutti i lavoratori della conoscenza e copre quell’area vasta delle professioni intellettuali (regolamentate o meno) alla ricerca delle più ampie tutele di welfare. Per incentivare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, oltre l’apprendistato, i tirocini e stages, sono stati disciplinati nuovi strumenti contrattuali che vanno da una forma di lavoro a termine, finalizzata al coinvolgimento degli studenti universitari; al lavoro “a chiamata”, contratto fondamentale per la gestione di esigenze di carattere temporaneo, fino ai contratti di inserimento che godono di notevoli benefici per quanto riguarda gli oneri sociali. Nell’ambito del nuovo Ccnl degli studi abbiamo avvicinato istituti quali la detassazione, l’orario di lavoro, il lavoro a tempo parziale, i tirocini, gli stage… alle esigenze reali del territorio.</p>
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		<title>Gli ordini alla prova della delegificazione</title>
		<link>http://il-libero-professionista.confprofessioni.eu/2011/12/13/gli-ordini-alla-prova-della-delegificazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervento]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Buratti Ricercatore di Diritto costituzionale nell’Università di Roma “Tor Vergata”, Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Diritto pubblico Il decreto-legge n. 138 del 13 agosto 2011, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”, convertito, con modificazioni, con la legge n. 14 settembre 2001, n. 148, contiene, al comma 5 dell’art. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Andrea Buratti<br /> Ricercatore di Diritto costituzionale nell’Università di Roma “Tor Vergata”,<br /> Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Diritto pubblico</p>
<p>Il decreto-legge n. 138 del 13 agosto 2011, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”, convertito, con modificazioni, con la legge n. 14 settembre 2001, n. 148, contiene, al comma 5 dell’art. 3, norme dirette alla revisione degli ordinamenti delle professioni intellettuali. Parte di queste norme sono state ulteriormente integrate o modificate dall’art. 12 della legge 12 novembre 2011, n. 183, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2012)”.</p>
<p>La tecnica normativa adottata nel decreto n. 138 consisteva nella fissazione di principi ispiratori della riforma dei singoli ordinamenti professionali, che dovevano essere modificati entro dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso. La norma in esame non introduceva una delega legislativa in senso proprio, ma neppure una disciplina direttamente ed autonomamente applicabile. Essa rinviava ad ulteriori provvedimenti normativi – in gran parte da adottare con atto legislativo – di riforma dei singoli ordinamenti professionali. Per questa ragione, il termine previsto per la riforma degli ordinamenti rappresentava un mero vincolo politico, non giuridicamente sanzionabile.</p>
<p>La debolezza del vincolo contenuto nel decreto agostano ha spinto il Governo ad introdurre – nell’emendamento del Governo alla legge di stabilità per il 2012 – una modifica della norma in questione. Si tratta dell’introduzione di una tecnica normativa di “delegificazione” (art. 17, co. 2, l. n. 400 del 1988): grazie a questa tecnica, sarà il Governo, attraverso regolamenti proposti dal Ministro competente per materia ed approvati dal Consiglio dei Ministri, a modificare l’intero ordinamento di ciascuna professione, determinando così la abrogazione della normativa previgente, anche se di rango legislativo.<br /> Anche in questo caso, beninteso, l’obbligo gravante sul Governo di adottare i provvedimenti normativi in questione rimane di carattere meramente politico: tuttavia, come è evidente, qualora passasse questa soluzione sarebbe il Ministero competente a mettere mano alla riforma della singola professione, nei tempi e nelle forme di volta in volta più graditi, attraverso procedimenti non pubblici e non necessariamente sottoposti ad un contraddittorio con i soggetti più rappresentativi.<br /> I principi contenuti nel decreto 138, che nella prima versione potevano pretendere una efficacia meramente politica, essendo rivolti al legislatore, sono ora rivolti al Governo: essi diventano «norme generali regolatrici della materia», cogenti per il Governo chiamato ad adottare i regolamenti delegati.<br /> Inoltre, il recentissimo vertice del G20 di Cannes avrebbe imposto una “certificazione” del Fondo Monetario Internazionale sui processi di attuazione della “lettera d’intenti” del Governo italiano, che include le “liberalizzazioni” (anche del lavoro professionale) tra gli obiettivi da raggiungere nel breve periodo.</p>
<p>Il criterio generale della “concorrenza”. Il criterio generale cui è ispirato l’intero processo di riforma è il favore per la concorrenza ed il contrasto alle restrizioni connesse all’esercizio delle professioni intellettuali. Una prima eccezione al principio di concorrenza nel settore delle professioni riguarda l’esame di Stato: le norme introdotte dal decreto agostano fanno salva la regola dell’accesso alle professioni attraverso l’esame di Stato. Sul punto, dunque, il Governo rivede le posizioni che erano emerse nel corso dell’approvazione del decreto di giugno, concernente la manovra economica: in quei mesi era infatti circolata una bozza di riforma delle professioni, poi abbandonata, che contemplava anche l’abolizione dell’esame di Stato per l’esercizio della professione forense e di dottore commercialista. Bozza che aveva suscitato numerose critiche, in ragione del fondamento costituzionale della regola dell’accesso alla professione attraverso l’esame di Stato (art. 33, co. 5, Cost.).<strong> </strong>Anche la predeterminazione di soglie quantitative per l’accesso alla professione è di fatto mantenuta. Il principio in proposito formulato dalla lettera a) dell’art. 3, co. 5, del decreto n. 138 enfatizza molto la libertà di accesso, ma non esclude la possibilità della previsione di soglie «per ragioni di interesse pubblico».</p>
<p>Tuttavia, mentre la regola dell’accesso alla professione attraverso l’esame di Stato è salvaguardata con effetto vincolante nei confronti del futuro legislatore, in ragione del suo fondamento costituzionale, la possibilità di predeterminare soglie di accesso alla professioni sarà oggetto della valutazione del legislatore chiamato a disciplinare gli ordinamenti delle singole professioni.</p>
<p>di Andrea Buratti<br /> Ricercatore di Diritto costituzionale nell’Università di Roma “Tor Vergata”,<br /> Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Diritto pubblico.</p>
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		<title>Le tutele adesso diventano un risparmio</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fondoprofessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo Ccnl degli studi recepisce le indicazioni del ministero del lavoro sul finanziamento alla bilateralità. L’adesione a Cadiprof ed Ebipro comporta vantaggi economici ai datori di lavoro Le tutele dei dipendenti si trasformano in un risparmio per i datori di lavoro. Negli studi professionali il nuovo welfare contrattuale si poggia proprio su questa semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo Ccnl degli studi recepisce le indicazioni del ministero del lavoro sul finanziamento alla bilateralità. L’adesione a Cadiprof ed Ebipro comporta vantaggi economici ai datori di lavoro</p>
<p>Le tutele dei dipendenti si trasformano in un risparmio per i datori di lavoro. Negli studi professionali il nuovo welfare contrattuale si poggia proprio su questa semplice equazione: più garanzie ai lavoratori, maggiori vantaggi (anche economici) ai professionisti. È tutto codificato nel nuovo Ccnl degli studi professionali che contiene alcune novità anche sull’assistenza sanitaria integrativa , ed in generale sulla bilateralità del settore, destinate ad avere un impatto notevole nello sviluppo del sistema e nella regolazione dei rapporti di lavoro nell’ambito degli studi professionali.</p>
<p>Le innovazioni, infatti, non riguardano solamente gli importi dovuti per il finanziamento della Cassa che aumentano per ogni soggetto beneficiario di 1 euro a partire dal 1 ottobre 2011 e di un altro euro che scatterà dal 1 settembre 2013, ma sono assai più incisive, perché per la prima volta vengono recepite in un contratto collettivo di lavoro, le recenti impostazioni ministeriali sulla cogenza del contributo da versare agli organismi bilaterali. L’evoluzione del sistema della bilateralità nel settore studi professionali, che ha visto affiancarsi alle tutele erogate da Cadiprof le innovative prestazioni gestite e regolate da Ebipro (l’Ente nazionale bilaterale degli studi professionali) ha permesso di disciplinare in maniera del tutto differente rispetto al passato l’aspetto relativo al finanziamento degli enti bilaterali del settore.</p>
<p>La portata innovativa del nuovo modello si basa su quanto disposto dal Ministero del Lavoro in materia di finanziamento degli enti bilaterali. Come noto, con la circolare n. 43 del 2010, l’ex ministro Sacconi  ha fornito importanti  chiarimenti in merito alla obbligatorietà o meno del versamento contributivo agli enti bilaterali, fornendo una risposta unitaria ad una questione che ha comportato nel corso del tempo situazioni assolutamente discutibili in ordine alla corresponsione di significative tutele ai lavoratori.</p>
<p>Il ministero del Lavoro, da sempre sostenitore degli enti bilaterali quali strumenti di regolazione del mercato del lavoro, ha espressamente fatto riferimento nella circolare n. 43 a quelle  ipotesi in cui “i contratti collettivi di lavoro, dopo aver definito un sistema bilaterale volto a fornire tutele aggiuntive ai prestatori di lavoro nell’ottica di un innovativo welfare negoziale, dispongano l’obbligatorietà non della iscrizione all’ente bilaterale, quanto del riconoscimento al prestatore di lavoro, per quei datori di lavoro che non vogliano aderire al sistema bilaterale, di analoghe forme di tutela (per esempio una assistenza sanitaria o una previdenza integrativa) anche attraverso una loro quantificazione in termini economici”. È il caso di quei contratti che dispongano, continua il Ministero, sia la corresponsione a favore dei prestatori di lavoro di taluni importi su base mensile sia l’erogazione diretta da parte del datore di lavoro di prestazioni equivalenti quale alternativa al versamento del contributo all’ente bilaterale di riferimento.</p>
<p>In questa ipotesi, l’obbligatorietà della tutela, cioè del versamento a favore del prestatore di lavoro di una somma o anche della erogazione diretta, da parte del datore di lavoro, di prestazioni equivalenti a quelle della bilateralità ,  va in sostanza riferita alla parte economico-normativa del contratto collettivo, incidendo sul rapporto individuale di lavoro tra il datore di lavoro e ciascuno dei propri dipendenti.</p>
<p>Di conseguenza, ed è questo il caso del nuovo Ccnl studi professionali,  qualora venga riconosciuto da parte del contratto collettivo che una prestazione di assistenza sanitaria integrativa o anche  il trattamento di sostegno al reddito erogato dagli enti bilaterali (Ebipro è in questo caso l’Ente di riferimento per il settore abilitato ad erogare questo tipo di prestazioni) costituisce un diritto contrattuale del singolo lavoratore, l’iscrizione all’ente bilaterale rappresenta nient’altro che una modalità per adempiere al corrispondente obbligo del datore di lavoro.  Pertanto, quando espressamente previsto dai contratti collettivi, ogni singolo prestatore di lavoro matura un diritto contrattuale di natura retributiva  nei confronti di quei datori di lavoro non aderenti al sistema bilaterale di riferimento che potrà essere adempiuto attraverso il riconoscimento di una somma o di una prestazione equivalenti a quella erogata dal sistema bilaterale di riferimento ai diversi livelli.</p>
<p>Nel solco di questa nuova impostazione normativa, il nuovo Ccnl degli studi professionali prevede ora  che il datore di lavoro che ometta il versamento delle somme dovute agli enti bilaterali (14 euro per Cadiprof  e 4  euro per l’Ente Bilaterale Ebipro),  sia tenuto a corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari a Euro 22, corrisposto per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto e nella base di calcolo per il trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro non potrà quindi, anche qualora decidesse di non iscrivere i propri lavoratori al sistema della bilateralità, esimersi dal versare tale elemento retributivo ai propri lavoratori.</p>
<p>In questi termini, spicca all’occhio il vantaggio economico per il datore di lavoro che deriva dall’adesione alla bilateralità. Considerando, infatti , che l’importo di 22 euro deve essere corrisposto per 14 mensilità anziché per 12, come è per il contributo alla bilateralità, e che su di esso vanno  calcolati i contributi previdenziali ed il trattamento di fine rapporto si comprende bene quale sia la scelta più conveniente.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Tabella: I VANTAGGI DELLA BILATERALITA’</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CON L’ADESIONE</span></strong><strong>                                   <span style="text-decoration: underline;">SENZA L’ADESIONE</span></strong></p>
<p><strong>Costo 216 euro ogni anno                Costo 422,40 euro ogni anno     </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CADIPROF ed EBIPRO</span></strong><strong>                <span style="text-decoration: underline;">EROGAZIONE DIRETTA</span></strong></p>
<p><strong>18 euro X 12 mensilità                     22 euro X 14 mensilità</strong></p>
<p><strong>X 30% contributi a carico del datore+Tfr</strong></p>
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		<title>Adesso avanti con fisco, occupazione, welfare e tutela del territorio</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Le priorità di Confprofessioni al tavolo del governo Monti. Giudizio positivo sulla manora Confprofessioni promuove la manovra Monti, con riserva. 'Abbiamo voluto incoraggiare il presidente del Consiglio Mario Monti nella sua azione di risanamento e lo abbiamo sollecitato a fare presto: eventuali limature e aggiustamenti potranno essere ripresi nelle prossime settimane, anche alla luce delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le priorità di Confprofessioni al tavolo del governo Monti. Giudizio positivo sulla manora</p>
<p>Confprofessioni promuove la manovra Monti, con riserva. 'Abbiamo voluto incoraggiare il presidente del Consiglio Mario Monti nella sua azione di risanamento e lo abbiamo sollecitato a fare presto: eventuali limature e aggiustamenti potranno essere ripresi nelle prossime settimane, anche alla luce delle indicazioni emerse dall'incontro con le parti sociali', ha dichiarato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. 'La situazione economica del nostro Paese non ammette piu' deroghe' ha sottolineato Stella 'le misure presentate dall'esecutivo assicurano, da un lato, risparmi immediati e nuove entrate a regime e, dall'altro, vogliono incoraggiare l'economia attraverso misure di riduzione di alcuni costi per chi produce e lavora”. Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri del 5 dicembre scorso ha accolto uno dei rilievi che il presidente di Confprofessioni aveva sollevato durante l’incontro tra governo e parti sociali, cancellando l’innalzamento delle aliquote Irpef. “Riteniamo più opportuno agire sulla tassazione Iva piuttosto che inasprire le aliquote Irpef, misura punitiva nei confronti dei “soliti noti”, quei contribuenti su cui già grava un gran parte del gettito Irpef, senza peraltro toccare quelle sacche di evasione che trasversalmente attraversano il reddito d’impresa come il lavoro autonomo”. Secondo Stella: “Il governo deve mettere subito mano al riordino dei criteri di tassazione e, intensificare l’azione di contrasto all’evasione fiscale e alle aree o ai settori produttivi ancora oggi beneficiati da una inspiegabile sotto-tassazione”.</p>
<p>Il governo Monti incassa il sostegno dei liberi professionisti anche sulla riforma previdenziale. “Attraverso il contributivo pro-rata esteso a tutti, si potrà introdurre un graduale aggiustamento di situazioni di sperequazione per il cui rimedio restano ancora, a nostro parere, molte cose da fare, soprattutto verso quegli ingiustificati privilegi della classe politica, a tutti i suoi livelli” ha detto Stella. Giudizio positivo anche sulle misure di rilancio dell’economia presentate dal ministro delle Attività produttive, Corrado Passera. “Innovazione, semplificazioni, investimenti, infrastrutture, confidi e sostegno all’export sono la strada giusta per rianimare l’economia del Paese”. 'Ci piace la ricetta delle tre 'I' messa a punto dal nuovo ministro Corrado Passera: ovvero innovazione, infrastrutture ed investimenti', ha affermato Stella. 'Le imprese, gli imprenditori e i professionisti devono poter guardare con serenità al futuro. Servono strumenti adeguati, da costruirsi sulla semplificazione, accompagnati ad una politica fiscale di rigore. A questo si aggiunga una attenzione all'export, ma la rinascita dell'Ice penso vada in questa ottica, assieme al rafforzamento dei Confidi. Perché senza fiducia, anche sul piano dello sviluppo economico, non si va lontano”.</p>
<p>Se il giudizio sulla manovra di dicembre è, dunque, sostanzialmente positivo, gli impegni che attendono l’esecutivo Monti sono ancora molti. Innanzitutto la riforma fiscale, che dovrebbe prevedere “un rafforzamento della lotta all’evasione fiscale attraverso l’integrazione intelligente della banche dati e una profonda rivisitazione della normativa antielusione per recuperare quelle sacche di sotto-tassazione che non hanno più ragione di esistere” sottolinea Stella. “Occorre poi mettere mano al problema dell’occupazione giovanile, del welfare e interventi immediati per la tutela del territorio, martoriato dal dissesto idrogeologico, coinvolgendo attivamente tutte le parti economiche e sociali, tra cui i liberi professionisti, che possono rappresentare un vero e proprio asso nella manica del Governo e del Paese”.</p>
]]></content:encoded>
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