Il Libero Professionista la rivista on line di Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia

GLI STUDI SONO IL NUOVO LABORATORIO DEL WELFARE

Esiste in Italia, fin dal lontano 2003, una rete di protezione sociale che si estende su oltre 200 mila persone e che ha permesso allo Stato di risparmiare oltre 20 milioni di euro.

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

L’architrave su cui poggia uno dei più avanzati modelli di welfare è il Contratto collettivo nazionale degli studi professionali, siglato da Confprofessioni, che nel corso degli anni è riuscito a conquistare, non senza difficoltà, quegli spazi di assistenza e tutele a favore dei lavoratori dipendenti lasciati scoperti dai tagli della spesa pubblica.
Di fronte al progressivo arretramento del welfare state, Confprofessioni si è assunta l’onere di codificare nel Ccnl, attraverso i suoi strumenti della bilateralità, una serie di interventi mirati che assicurano la dignità e la valorizzazione delle persone che lavorano fianco a fianco con i professionisti negli studi. Nel rispetto della contrattazione collettiva e delle buone relazioni sindacali, l’attenzione si è concentrata in primo luogo sul personale dipendente degli studi, che rappresenta il principale bacino dei servizi e delle prestazioni erogate dagli enti bilaterali che fanno capo alla Confederazione. Oggi  l’assistenza sanitaria integrativa è diventata un punto fermo, irrinunciabile, per gli oltre 200 mila dipendenti degli studi professionali che possono contare su prestazioni sanitarie integrative innovative: dal rimborso delle spese pediatriche (pannolini compresi) alla retta per l’asilo nido dei figli più piccoli; dalle cure assistenziali per i genitori non più autosufficienti al rimborso dei ticket sanitari, dalla gravidanza alla prevenzione, fino alle spese odontoitriche. Sono per citare qualche esempio.

All’assistenza sanitaria si è affiancata la formazione continua che attraverso Fondoprofessioni finanzia le attività seminariali e corsuali a favore dei dipendenti degli studi, in linea con la prospettiva europea del “Lifelong learning”. In quest’ottica  la formazione, meglio la “cultura della formazione”, viene interpretata come un servizio alla persona e della sua professionalità. Non basta. La rete di protezione sociale degli studi ha dato buona prova di tenuta ancor più recentemente, quando anche gli studi hanno dovuto affrontare uno dei periodi più critici per la loro sopravvivenza sul mercato. L’estensione degli ammortizzatori sociali ai dipendenti degli studi, seppur in maniera non sistematica, ha consentito ai professionisti di far fronte alla dura crisi che sta attraversando il settore e che sta stravolgendo la fisionomia delle professionalità presenti negli stessi studi.
E proprio sulle nuove figure professionali emerse dalla crisi che ora si sta concentrando la prossima sfida di quel laboratorio di sperimentazione sociale che è Confprofessioni. Le nuove dinamiche del mercato del lavoro stanno ridisegnando, infatti, i profili dentro e fuori gli studi, una sovrapposizione di competenze che sempre più spesso sfuggono alle tradizionali classificazioni del mercato del lavoro. Sono i cosiddetti “atipici”, un popolo che, secondo stime prudenziali, solo nel comparto delle professioni ha il peso specifico di oltre 300 mila persone; un popolo in cerca di identità. E di garanzie. Sono il prossimo obiettivo di Confprofessioni che ha deciso di avviare un processo innovativo teso alla dignità e alla valorizzazione dei saperi.

Tuttavia, affrontare la materia dal punto di vista contrattuale è assai complesso, alla luce della differente tipologia del rapporto di lavoro instaurato e in virtù del quadro normativo in divenire che ruota intorno allo Statuto dei lavori, allo studio del ministero del Welfare. La prima ricognizione effettuata da Confprofessioni nel comparto ha portato alla luce tre differenti profili: partite Iva in regime di monocommittenza, nella maggioranza dei casi sono giovani, non proprio bamboccioni, regolarmente iscritti a un ordine professionale che versano i contributi alla cassa di previdenza di categoria, che hanno instaurato un rapporto predominante, se non esclusivo, con un solo datore di lavoro; Co.co.pro, in prevalenza giovani non ancora abilitati a svolgere l’attività professionale o categorie del lavoro autonomo che versano i contributi previdenziali all’Inps; infine, i praticanti che, al di là delle distorsioni endemiche del settore, sono tenuti ad apprendere i principi e le tecniche della professione in vista dell’abilitazione professionale. Sono i professionisti del futuro, ma già oggi risorse preziose per lo sviluppo degli studi, sebbene non abbiano tutele e con poche regole. Ed è su questo terreno sconnesso e scivoloso che il comparto delle professioni, attraverso Confprofessioni, si fa avanguardia dei diritti e delle nuove forme di welfare per garantire dignità e garanzie a chi opera negli studi per qualificare e valorizzare il lavoro dei professionisti di oggi e quelli di domani.  Il primo step individuato nelle linee guida predisposte dalla Confederazione prevede un comune denominatore alle tre tipologie che va dall’estensione delle forme di assistenza sanitaria integrativa alla possibilità di accedere, senza penalizzazioni o barriere, alla formazione professionale continua fino a forme di previdenza complementare integrativa già previste per i dipendenti degli studi. Quindi, si procederà all’individuazione di tutele ad hoc per ciascuna categoria, calibrata a seconda delle specifiche esigenze: dalla corretta applicazione del rapporto di lavoro e dignità tra le parti nel caso dei lavoratori in regime di monocommittenza fino al riconoscimento di un compenso per i praticanti che potranno svolgere il praticantato all’interno del percorso universitario. Riforma delle professioni permettendo.


Etichette:

I commenti sono chiusi.