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NUOVE COMPETENZE PER NON DELOCALIZZARE I CERVELLI

E se domani scoppiasse la moda di “delocalizzare” i cervelli?

Abbiamo ormai raggiunto la profonda consapevolezza dell’inarrestabile tendenza che ha trasferito i processi produttivi dal cuore economico europeo verso nuovi lidi low cost. E le profonde trasformazioni economiche in corso non lasciano spazio ad equivoci: produzioni e manifatture di largo consumo e grandi numeri saranno sempre più sviluppati da paesi con manodopera a basso costo, elevati ritmi di lavoro, scarsa responsabilità “sociale” ed ambientale.

Aviana Bulgarelli, direttrice del CEDEFOP, l’agenzia europea per lo sviluppo della formazione professionale, il 4 febbraio scorso, presentando i risultati di una ricerca dal titolo “New Skills for New Jobs” nella quale sono delineate le tendenze in atto nelle dinamiche dell’occupazione e nel lavoro intellettuale, rivela che nel medio periodo l’unico settore che fino al 2020 sarà in grado di creare nuovi posti di lavoro saranno i “servizi”. Tocca a noi guardare avanti, perché lo scenario attuale è davvero preoccupante. Secondo i dati resi noti da Bulgarelli, il settore agricolo perderà 2 milioni di posti di lavoro e nell’industria il calo toccherà il record di 3,5 milioni di  occupati. Il quadro negativo tracciato dagli esperti di Bruxelles per fortuna è compensato da quei settori più dinamici sul fronte dell’occupazione: turismo, trasporti, commercio e altri servizi nei prossimi dieci anni produrranno 9 milioni di posti lavoro nuovi e altri 3 milioni saranno creati nella sanità, formazione ed in comparti cosi detti “sociali”.
Non solo. L’analisi del CEDEFOP ha messo in evidenza come la domanda di lavoratori poco qualificati subirà un decremento di oltre il 20%, ponendo i “non specializzati” fuori dal mercato. Infine, rilevanti quote di lavoro intellettuali dovranno trasferire le loro competenze dal lavoro dipendente al lavoro “autonomo”.
Ma da che parte stanno i liberi professionisti? Certo, i burocrati di Bruxelles continuano a considerarci un sottocomparto di quel magma che va sotto la voce “servizi”, ma noi continuiamo a rivendicare le nostre peculiarità tipiche e i nuovi profili professionali che nascono negli studi per rispondere a quella domanda di servizi qualificati. Se riusciremo a frenare la produzione di laureati “generici”, puntando sulla specializzazione e saremo in grado di dare vita a sistemi di formazione continua a permanente potremmo scongiurare la delocalizzazione dei cervelli.


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