NOI, I SICOFANTI E L’EVASIONE FISCALE
L’evasione fiscale è un problema. La lotta all’evasione è un dovere.
Ora, per una sorta di “pietas istituzionale”, non entreremo nella pelosa querelle su quanti soldi sono davvero rientrati in Italia attraverso lo scudo fiscale, ci preme osannare la gioiosa macchina da guerra che debellerà una volta per tutte l’evasione. Anche nei momenti di crisi, quando i versamenti fiscali diminuiscono, perché le imprese ed i professionisti sviluppano meno volumi d’affari e, quindi, generano meno redditi “alleggerendo” le entrate tributarie. Tutti i contribuenti, tutti i professionisti e persino monsieur Lapalisse si sono accorti che quest’anno tutti gli acconti delle imposte, obtorto collo, verranno versati in misura ridotta rispetto all’anno precedente. È la crisi, bellezza.
Ma quale crisi? Quando si tratta di mettere le mani nelle tasche degli italiani non c’è crisi che tenga e il sospetto (la puzza?) di evasione torna subito a galla. Sarà per questo che l’Agenzia delle Entrate ha lanciato una campagna straordinaria di controlli a tappeto su coloro che non verseranno le imposte come nell’anno precedente. “L’assenza di un versamento periodico, ad esempio, verrà considerata anomala e quindi da approfondire” recita una nota della solerte Agenzia “se il contribuente nei mesi o negli anni precedenti ha costantemente versato le somme dovute allo stesso titolo, come nel caso dell’Iva periodica…”
Ohibò. Secondo la lettura dell’Agenzia delle Entrate, tutti i contribuenti che non si allineeranno ai pagamenti degli anni precedenti rischiano la gogna dell’evasore, solo perché il Fisco non si è accorto della crisi e si preoccupa dei mancati o insufficienti versamenti delle imposte per la stabilità della finanza pubblica. Forse uno Stato moderno, interessato davvero ad uscire quanto prima dalla crisi, con le banche che tagliato drasticamente il credito concesso, con i datori di lavoro costretti a ridurre gli occupati, dovrebbe dimostrarsi preoccupato per la situazione finanziaria in cui versano imprese e professionisti, le cui evidentissime difficoltà spiegano ovviamente la diminuzione dei versamenti fiscali dell’ultimo periodo.
La vera strada, e l’unica da perseguire, è quella di una riforma del sistema tributario italiano, ovviamente in senso federale, così che ogni territorio diventi finalmente virtuoso. Se non si riduce in modo apprezzabile la pressione fiscale e non aumenta in modo apprezzabile la qualità dei servizi e del welfare che lo Stato offre ai cittadini (ma solo ad alcuni ed ad alcuni territori più che ad altri), l’evasione fiscale non si ridurrà mai. In una situazione di crisi, con la pressione fiscale al 50%, l’emersione del sommerso, affidata a moderni “Sicofanti” (quelli che durante l’Inquisizione denunciavano ai Gabellieri chi non versava i tributi), è un’illusione da sottoporre più ai seguaci di Basaglia che non ai professionisti fiscali. Occorre ridurre il più possibile la tassazione su tutti i redditi dove la tassazione è progressiva e la contropartita non può che essere una drastica riduzione delle spese.

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