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RIFORMA, STOP ALLE BATTAGLIE CORPORATIVE

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

Dopo aver letto l’editoriale del 12 novembre di De Vico sul principale quotidiano nazionale, in qualità di presidente della Confederazione che rappresenta 15 associazioni nazionali di professionisti, mi sento direttamente chiamato in causa nel  dibattito sulla riforma delle professioni che, come viene puntualmente sottolineato, non si può limitare alla discussione su liberalizzazioni e concorrenza.

Il nodo centrale della riforma (l’ennesima) passa attraverso una precisa determinazione dei ruoli e delle competenze. Infatti, come si può pensare ad un riordino del settore, tralasciando di mettere mano all’annoso conflitto d’interesse che pende in capo agli Ordini e ai Consigli, controllori della deontologia e garanti della prestazione professionale dinanzi ai cittadini e al Paese e, allo stesso tempo, numi tutelari delle istanze di categoria? La questione non è irrilevante, né s’inquadra nella disputa da cortile su chi rappresenta i professionisti. Il problema è assai più grave e sta alla radice della crisi di sistema che ha investito i liberi professionisti.

Viene centrato perfettamente il problema quando si dice che “paghiamo un sistema di relazioni industriali basato sulla grande impresa e il grande sindacato”, perché noi professionisti scontiamo non l’assenza, ma la polverizzazione della rappresentanza che ha determinato nel corso degli anni lo scarso riconoscimento delle reali istanze di chi è sottoposto al controllo degli albi. Il bavaglio imposto dalla casta degli Ordini ha portato i professionisti al di fuori di qualsiasi azione di sviluppo del Paese o, peggio, di sostegno governativo nei momenti di crisi.  Non accade per  nessun altro settore produttivo. Portiamo un esempio concreto: nello svolgimento di una pratica edilizia sono due architetti a confrontarsi. L’uno rappresenta gli interessi dell’ente pubblico, l’altro quelli dello studio professionale. Stessa professione (stessi obblighi deontologici), ma interessi contrapposti. E così vale per molte libere professioni.

È immaginabile, dunque, che lo stesso Ordine professionale possa garantire al meglio interessi così distanti, mentre è garante della deontologia di entrambi? Io non lo credo. L’attuale desolante panorama del mondo delle professioni conferma i miei dubbi. Ritengo sia fondamentale, e urgente, chiarire una volta per tutte qual è il disegno del Legislatore sul sistema delle professioni. Dopo un decennio di riforme mancate, è fondamentale ristabilire un quadro di regole certe che attribuisca agli Ordini il compito di garantire la professionalità dei propri iscritti verso le istituzioni, le imprese e i cittadini. Al tempo stesso è indispensabile fornire ai liberi professionisti strumenti normativi e operativi che consentano loro di competere ad armi pari in un contesto di mercato aperto alla concorrenza. La riforma che pensiamo non è una battaglia corporativa, ma l’ultima occasione per i professionisti di riguadagnare la loro posizione nell’economia e nella società del Paese.

Gaetano Stella
Presidente Confprofessioni


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