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GRAZIE SCUDO!

Attraverso i capitali rimpatriati dall’estero si potrà finanziare il taglio dell’Irpef. Una misura a favore dei professionisti che rispettano le regole e pagano le tasse.

Alla fine dobbiamo ringraziare i capitali che avevano «smarrito» la strada di casa. È solo grazie a loro e a quei contribuenti «pentiti», se i professionisti (assieme alle piccole aziende) potranno beneficiare della riduzione della seconda rata dell’Irpef, mentre le grosse (non grandi) imprese cercano di non pagare nemmeno l’Irap (praticamente unica imposta che versano ancora). Da quello che dicono i giornali, l’operazione scudo fiscale dovrebbe raggiungere l’obiettivo dei 100 miliardi di euro, che garantirebbero un gettito di 5 miliardi per le casse dello Stato. Un bel gruzzolo che consentirà di finanziare (in parte) il taglio dell’acconto Irpef e dare una boccata di ossigeno a piccole imprese e professionisti. Forse è un primo segnale di rinnovato interesse del Paese verso quelle forze che le tasse le pagano, e che ne pagano davvero troppe se, come ha scoperto qualcuno, la vera pressione fiscale su chi versa le imposte supera il 50%. I professionisti che rispettano le norme lo sanno molto bene, non hanno bisogno delle raffinate analisi di think tank dell’ultima ora. Basta farsi i conti in tasca. Appare chiaro a tutti ormai che i liberi professionisti così come le piccole imprese vivono appesi all’affidamento di conto corrente.
Purtroppo dovremo ringraziare anche coloro che approfittano dello «scudo», perché con quelle risorse si farà fronte al minor gettito derivante dalla riduzione degli acconti Irpef (ovviamente di quelli che l’Irpef la pagano). Entro il 15 dicembre – se la scadenza non verrà prorogata – coloro (persone fisiche e ditte individuali) che sono residenti in Italia e che avevano attività finanziarie e patrimoniali all’estero alla data del 31/12/2008 possono usufruire dello scudo, rimpatriando i capitali e versando un imposta del 5% sul valore dei medesimi. Non mi piace definirla straordinaria perché non lo è né sotto il profilo dell’ammontare (5%) né tanto meno per la frequenza, visto che l’ultimo scudo risale al 2003. Si tratta di una opportunità notevole per regolarizzare la propria posizione fiscale. Va chiarito preliminarmente che lo scudo serve da protezione a coloro che hanno esportato o detenuto all’estero capitali e altre attività in spregio dei vincoli valutari e degli obblighi tributari previsti dal cosiddetto «monitoraggio fiscale» (dal 1990). In sostanza, attraverso il cosiddetto rimpatrio o regolarizzazione si possono fare emergere denari e attività di natura finanziaria e patrimoniale custoditi all’estero.
Con lo scudo si ottengono gli effetti estintivi delle violazioni di natura tributaria e previdenziale relativamente agli importi dichiarati, con riferimento ai periodi d’imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini per l’accertamento (il 2004 scade il prossimo 3 dicembre ma dal 2005 al 2008 studi di settore e redditometro potrebbero fare danni rilevanti). Ovviamente con lo scudo si estinguono anche le relative sanzioni amministrative. L’emersione esclude, quindi, verso il dichiarante e i soggetti solidalmente obbligati ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d’imposta che terminano il 31 dicembre 2008, ma limitatamente agli imponibili rappresentati dalle somme o dalle attività costituite all’estero e oggetto di rimpatrio o regolarizzazione.
La dichiarazione riservata preclude al Fisco la possibilità di venire a conoscenza di dati e informazioni nella stessa contenuti, salvo che non sia lo stesso contribuente a fornirli nel proprio interesse (per chi ha tenuto i capitali in Italia, per «scudarsi» dalle conseguenze che in caso analogo, se beccato con un accertamento, potrebbero arrivare alla chiusura dell’attività). Praticamente, pagando il 5% su tutto il capitale detenuto all’estero al 31 dicembre 2008 si ottiene la «sanatoria» sull’evasione fiscale da cui lo stesso capitale deriva. Non lo hanno voluto chiamato «condono», forse perché costa poco.
Sicuramente le finanze del Paese soffriranno di un calo del gettito, sono quindi sacrosante le preoccupazioni delle autorità sul come garantire le entrate per trovare quelle risorse da impiegare nel welfare e negli incentivi per la ripresa dell’economia, ma è di scarsa consolazione farci sapere che siamo in un grande condominio, dove se qualcuno non paga, l’altro (che già pagava) pagherà di più. In effetti di questo condominio sono state smarrite le tabelle millesimali, e la capacità contributiva di uno o dell’altro non è nemmeno lontanamente nota.


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