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FONDI SANITARI INTEGRATIVI, ARRIVA L’ANAGRAFE

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Il ministero del Welfare ha fissato i criteri attuativi del decreto Turco. Casse e Fondi dovranno versare il 20% delle loro risorse a forme di assistenza socio-sanitaria per non autosufficienti e inabili temporanei. Stella: dobbiamo rivedere la contribuzione per la vecchiaia.

Anagrafe dei fondi sanitari integrativi e prestazioni virtuose in campo socio-sanitario. Alla fine è arrivato… Con il decreto ministeriale che dà attuazione al decreto Turco (dm 31/3/2008), il ministero del Welfare chiude il cerchio sull'assistenza sanitaria integrativa, stabilendo criteri e passaggi tecnico-operativi per istituire l’anagrafe dei fondi sanitari, imponendo agli enti gestori di destinare una quota minima delle loro risorse all’erogazione di prestazioni virtuose agli iscritti. A partire dall’esercizio 2010, infatti, per poter mantenere la deducibilità integrale dei contributi versati dai datori di lavoro e dai dipendenti a enti, fondi o casse (agevolazione prevista dall’art. 51 del Dpr 917/1986 del Tuir), i fondi sono obbligati a iscriversi in via telematica all’anagrafe istituita presso il ministero del Lavoro e destinare non meno del 20% del loro budget annuale a prestazioni odontoiatriche, a forme di assistenza socio-sanitaria a soggetti non autosufficienti e a prestazioni per il recupero della salute di soggetti temporaneamente inabilitati da malattia o infortunio.
L’iter avviato nei primi anni Novanta si conclude con un risultato importantissimo: l’orientamento delle risorse a disposizione del “privato sociale” verso quelle prestazioni che il sistema pubblico non è (o non sarà) in grado di garantire. Le istituzioni si affidano, dunque, alla sanità integrativa di matrice contrattuale per integrare in maniera appropriata l’offerta pubblica di servizi socio-sanitari, sempre più ridotta all’osso dai tagli della spesa pubblica in campo sanitario che, da 20 anni a questa parte, hanno eroso i cosiddetti Livelli essenziali di assistenza (Lea). Il segnale è importante: in questo momento di crisi, di difficoltà economica l’esecutivo punta a fare sistema e a garantire un welfare sempre più adeguato alle esigenze di una popolazione che deve confrontarsi ogni giorno con le scarse risorse destinate all'assistenza pubblica. Tuttavia, la diversa tipologia dei soggetti destinatari suscita qualche perplessità in merito al rispetto dei vincoli stabiliti dal decreto, alla scelta delle prestazioni cosiddette virtuose, alle modalità di calcolo del rapporto tra prestazioni virtuose e quelle erogate complessivamente, oltre ai tempi d’adeguamento previsti, tenuto conto che molti fondi tra cui la Cadiprof, dovranno parzialmente rivedere con le Compagnie assicuratrici i piani d’intervento sanitario per adeguarli alle nuove disposizioni legislative.
L'entità delle contribuzioni e le caratteristiche demografiche dei soggetti assistiti sono gli ulteriori elementi da valutare.

«È indubbio che puntare su interventi a favore della non autosufficienza è importantissimo, visto il progressivo invecchiamento della popolazione», sottolinea il presidente della Cadiprof, Gaetano Stella, «ma tali interventi assumono rilevanza se si dimostrano quantitativamente adeguati, economicamente sostenibili e soprattutto rivolti a una popolazione soggetta a tale rischio. Cadiprof, come molti altri fondi di derivazione contrattuale assiste in realtà un insieme di soggetti anagraficamente molto giovani, in età lavorativa e dunque statisticamente estranei, se non in percentuale irrilevante, al rischio di divenire non autosufficienti. Bisognerà sicuramente rivedere la contribuzione se si dovrà far fronte ad un accantonamento per fronteggiare il problema della non autosufficienza in vecchiaia. Dobbiamo piuttosto valorizzare la prevenzione, considerata la tipologia degli assistiti iscritti a Cadiprof».

È opportuno quindi individuare, nei ristrettissimi tempi richiesti dal decreto, le prestazioni che maggiormente rispondono alle esigenze della popolazione assistita. «Al di là delle criticità descritte e dei perfezionamenti auspicabili» conclude Stella «il decreto costituisce uno strumento di riferimento importante, che può effettivamente contribuire a costruire un sistema integrato pubblico-privato di efficiente allocazione delle risorse».

Come ha funzionato fino a oggi l’assistenza sanitaria integrativa
Fino ad oggi la valutazione sugli ambiti d’intervento e sulle misure integrative da adottare sono state riservate esclusivamente alla contrattazione privata che, sulla base della popolazione di riferimento e delle risorse determinate dalle Parti, ha scelto gli obiettivi di assistenza sanitaria integrativa da raggiungere, gli strumenti da impiegare e i modelli gestionali da adottare. Questo meccanismo ha portato alla nascita di esperienze e realtà con grandissime differenze: dal piccolo fondo aziendale con pochi assistiti, al fondo di derivazione contrattuale che ne assiste migliaia (a volte centinaia di migliaia…); fondi sanitari a gestione diretta che già operano da decenni e fondi di recente costituzione che hanno ritenuto più opportuno riassicurare e gestire l’insieme delle prestazioni, utilizzando reti di strutture convenzionate, mediante accordi di partnership con compagnie assicuratrici.
Nell’attuale panorama hanno trovato spazio anche fondi che prevedono contributi di poche centinaia (a volte decine) di euro, nati dalla contrattazione collettiva di primo livello e destinati trasversalmente a tutti i lavoratori assunti con un Contratto collettivo nazionale di lavoro (Cadiprof nel Ccnl degli Studi Professionali, Fondoest nel Ccnl del Terziario, Fontur nel Ccnl del Turismo, ecc.), come pure fondi che possono disporre di contribuzioni elevate, poiché destinati a determinate categorie di soggetti ad elevata redditualità (FasiI per i dirigenti delle aziende produttrici di beni e servizi, Fasdac per i dirigenti delle aziende commerciali).


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