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L’EREDITÀ DI VISCO E I CARNEFICI DEI PROPRI CLIENTI

Marco Natali, Tesoriere Confprofessioni

Pensavamo di essercene liberati, ma l’eredità di Visco ci perseguita ancora oggi e resiste nei meandri della burocrazia.

Il fatto.

Con la legge 244/2007 (finanziaria 2008), tutti i sindaci di società che abbiano anche la funzione di revisione contabile (la maggior parte), ovvero i revisori contabili iscritti nell’apposito registro, vedono prevista anche a loro carico una specifica sanzione nel caso abbiano dato parere favorevole a un bilancio che porti a una dichiarazione dei redditi infedele (quindi con una qualche evasione d’imposta della società), ma anche nel caso in cui l’organismo di controllo ometta al firma della dichiarazione. La sanzione può arrivare al 30% dei compensi annuali relativi all’attività di revisione e non può comunque essere superiore all’imposta effettivamente accertata, ma è introdotta in capo a tutti i revisori. Per semplificare: il legislatore filo-Visco sanziona chi non si accorge del comportamento della società che ha portato a una qualche evasione imposta.

Vista la metodologia degli «accertamenti» effettuati è molto probabile che, nel caso di una verifica del Fisco sulle società, ci troveremo presto tutti quanti sanzionati, come se fossimo complici e in qualche modo cointeressati al risparmio delle imposte che la società potrebbe aver ottenuto. Passi, ma l’atteggiamento da “caccia alle streghe” dell’ex viceministro sopravvive nelle norme che ha predisposto e che nessuno ha più abrogato. Peggio ancora, il legislatore si è «dimenticato» di dare al Collegio Sindacale i poteri necessari per scoprire eventuali evasioni d’imposta, anche se la sanzione l’ha inventata subito.
Il concetto è semplice: dovremmo diventare tutti ausiliari di polizia tributaria, ma i nostri compensi dovrebbero essere sostenuti dalla società che ci ha dato l’incarico. Ovvero «carnefici del nostro cliente», pronti a mordere la mano che ci sostiene. La pretesa legislativa appare assurda, soprattutto perché il componente del collegio sindacale, che pur esegua con scrupolo tutte le indagini relative alla documentazione sociale, che faccia tutti i controlli a campione necessari, che verifichi tutti gli aspetti della società, dalla gestione alla finanza, dalle strategie ai tributi, non ha la possibilità di individuare l’evasione d’imposta, non avendo i poteri d’indagine della polizia tributaria, che ha accesso non solo la documentazione della società.

A dare una mano a Visco si era messo anche Pierluigi Bersani che, per tagliare i costi della politica, ha pensato bene di ridurre il numero dei revisori dei conti negli enti locali sotto i 15 mila abitanti (la maggioranza), facendoli passare da un collegio di tre ad un revisore unico. Sicuramente la decisione dell’ex ministro comporterà una riduzione dei costi (seppur risibile) per gli enti, in compenso metterà in difficoltà l’incaricato della revisione che si troverà da solo a fare il lavoro di tre revisori. La scelta renderà ancora più arduo di quanto sia stato finora il controllo dell’attività, anche fiscale (visto che anche i Comuni devono pagare le imposte per alcune attività) degli enti, e consentirà maggiori margini di manovra ai politici.


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